25 godina od kanonizacije sv. Leopolda Bogdana Mandića

sv. Leopold Bogda  MandićOve godine navršava se 25 godina od kanonizacije svetoga Leopolda Bogdana Mandića. Taj događaj zbio se na trgu sv. Petra u Rimu (Vatikanu) 16. listopada 1983. kada je papa Ivan Pavao II. proglasio svetim našega Leopolda. Vjerujem da Vam je poznato da su Leopoldovi pretci porijeklom iz sela Zakučac, koje je filijala naše župe sv. Petra Priko Omiš. Stoga je točno prije 10 godina započela izgradnja svetišta svetoga Leopolda Bogdana Mandića u Zakučcu. To svetište poprilično oživljava. Između ostalih, svaki zadnji četvrtak u mjesecu zajednica Molitva i Riječ iz naše župe ima klanjanje pred Presvetim Oltarskim Sakramentom u kapeli svetišta sv. Leopolda. Da bismo izrazili veliku zahvalnost i štovanje svetom Leopoldu, ali i sluzi božjemu Ivanu Pavlu II. ove godine ćemo imati svetu misu na taj dan, 16. listopada, u četvrtak u 17 sati ...

16. LISTOPADA 1983.

Piše: Borko Gunjača
Izvor: Obiteljska zajednica KAROL I EMILIJA Omiš

Naime, toga istoga dana navršava se i 30 godina od kada je Ivan Pavao II. stupio na Petrovu stolicu. Poslije mise će biti klanjanje s posebnom molitvom za uspjeh XII. Biskupske sinode koja se odvija ova tri tjedna u Rimu.

ZakučacTaj dan ćemo se ujedno sjetiti svete Marije Margarete Alocoque čiji je spomendan tada, sa naglaskom da se u našim župama i obiteljima obnovi pobožnost Srcu Isusovu i prvih petaka čiji je ona vjesnik bila.

Ovoga dana sjetit ćemo se i Vojske Bezgrješne svetoga Maksimilijana Kolbea koja je osnovana na ovaj datum 1917. Da i mi postanemo vojnici Srca Isusova i Bezgrješnog Srca Marijina, te iskreni štovatelji naših mučenika.

Želja nam je da ovo naše svetište još bolje zaživi, oko čega se doista, uz sve druge mnoge obveze svojski trudi naš župnik don Ivan.

Preporučujem i njega posebno u Vaše molitve. Neka i vaši župljani saznaju za ovu obljetnicu i svetu misu i klanjanje u svetištu našega premiloga Sveca!

Bog Vas blagoslovio!


P.S.

U nastavku je papina homilija na talijanskom, koju je izrekao na kanonizaciji. Ako mi se posreći, netko će uzvratiti prijevod.

 


CANONIZZAZIONE DI PADRE LEOPOLDO DA CASTELNOVO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 16 ottobre 1983


1. "Dio e amore ... Noi abbiamo creduto all'amore" (1 Gv 4, 8.16).

Venerabili miei fratelli nell'episcopato e nel sacerdozio. Ecco, noi ci accostiamo oggi all'altare, per esprimere la nostra unita nel sacerdozio di Gesu Cristo. Ci accostiamo per confessare e proclamare, insieme con tutti i partecipanti all'Eucaristia, riuniti in Piazza San Pietro, quello che l' evangelista Giovanni ha scritto nella sua prima Lettera: "Dio e amore ... In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma e lui che ha amato noi ..." (Gv 4, 8. 10).

Dio e amore, e l'amore e da Dio. Non dal mondo. E non dall'uomo. E da Dio stesso. Il mondo non puo esistere senza quest'amore. L'uomo non puo esistere senza di esso. L'uomo che e sempre piu consapevole di cio che lo minaccia da parte delle potenze di questo mondo, che egli stesso ha sprigionate, e da parte della civilta, che egli stesso ha costruito, se questa civilta non diventera simultaneamente "la civilta dell'amore".

Dio e amore. E l'amore e da Dio. Una profonda coscienza di questa verita ci ha indotti a incontrarci al Sinodo dei Vescovi intorno al tema: "La riconciliazione e la penitenza nella missione della Chiesa". La riconciliazione e la penitenza sono il frutto di quest'amore che e da Dio. Mediante il tema del Sinodo tocchiamo le radici stesse dei problemi che si trovano nel cuore dell'uomo, e insieme dei problemi dai quali dipende la vita dell'intera famiglia umana.

2. L'Amore, che e Dio, si e rivelato una volta per sempre: "... si e manifestato l'amore di Dio per noi ... e lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati" (1 Gv 4, 9-10).

Questa missione del Figlio sta alle basi della nostra riconciliazione con Dio. Il sacrificio di espiazione per i peccati diventa la sorgente della nuova alleanza, che e l'alleanza dell'amore e della verita. Questa e l' alleanza di Dio con l'uomo e la riconciliazione dell'uomo con Dio, che si realizza contemporaneamente nell'uomo come riconciliazione con i fratelli: "se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri ... se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui e perfetto in noi" (1 Gv 4, 11-12).

Era necessario, venerabili e cari fratelli, questo Sinodo sul tema della riconciliazione e della penitenza per toccare le questioni piu profonde nella missione della Chiesa verso l'uomo e verso il mondo dei nostri giorni. Bisognava preparare in un certo senso il terreno per questo Sinodo mediante il Giubileo straordinario dell'Anno della Redenzione, che celebriamo contemporaneamente a Roma e in tutta la Chiesa. Mediante questo il tema del Sinodo si e radicato in modo particolare in ciascuno di noi.

Siamo qui come coloro che hanno riconosciuto e creduto all'amore, che Dio ha per noi (cf. 1 Gv 4, 16). Da tale fede nasce tutto cio che desideriamo fare mediante i lavori del Sinodo per la riconciliazione e per la penitenza nella missione contemporanea della Chiesa. Lo facciamo, perché "abbiamo creduto all'amore". Lo facciamo fissando gli occhi su Cristo, il Buon Pastore che conosce le sue pecore e offre la vita per le pecore (cf. Gv 10, 14-15).

3. Oggi tutto questo trova un'espressione ancora piu particolare mediante l' inscrizione nell'albo dei santi del beato Leopoldo Mandić. Infatti egli fu, nei suoi giorni, un servo eroico della riconciliazione e della penitenza.

Nato a Castelnovo alle Bocche di Cattaro, a 16 anni lascio la famiglia e la sua terra per entrare nel seminario dei Cappuccini di Udine. La sua fu una vita senza grandi avvenimenti: qualche trasferimento da un convento all' altro, come e consuetudine dei Cappuccini; ma niente di piu. Poi l' assegnazione al Convento di Padova, ove rimase fino alla morte.

Ebbene, proprio in questa poverta di una vita esteriormente irrilevante, venne lo Spirito ed accese una nuova grandezza: quella di un'eroica fedelta a Cristo, all'ideale francescano, al servizio sacerdotale verso i fratelli.

San Leopoldo non ha lasciato opere teologiche o letterarie, non ha affascinato con la sua cultura, non ha fondato opere sociali. Per tutti quelli che lo conobbero, egli altro non fu che un povero frate: piccolo, malaticcio. La sua grandezza e altrove: nell'immolarsi, nel donarsi, giorno dopo giorno, per tutto il tempo della sua vita sacerdotale, cioe per 52 anni, nel silenzio, nella riservatezza, nell'umilta di una
celletta-confessionale: "il buon pastore offre la vita per le pecore". Fra Leopoldo era sempre li, pronto e sorridente, prudente e modesto, confidente discreto e padre fedele delle anime, maestro rispettoso e consigliere spirituale comprensivo e paziente.

Se si volesse definirlo con una parola sola, come durante la sua vita facevano i suoi penitenti e confratelli, allora egli e "il confessore"; egli sapeva solo "confessare". Eppure proprio in questo sta la sua grandezza.

In questo suo scomparire per far posto al vero Pastore delle anime. Egli manifestava cosi il suo impegno: "Nascondiamo tutto, anche quello che puo avere apparenza di dono di Dio, affinché non se ne faccia mercato. A Dio solo l'onore e la gloria! Se fosse possibile, noi dovremmo passare sulla terra come un'ombra che non lascia traccia di sé". E a chi gli chiedeva come facesse a vivere cosi, egli rispondeva: "E la mia vita!".

4. "Il buon pastore offre la vita per le sue pecore".

Ad occhio umano la vita del nostro Santo sembra un albero, a cui una mano invisibile e crudele abbia tagliato, uno dopo l'altro, tutti i rami. Padre Leopoldo fu un sacerdote a cui era impossibile predicare per difetto di pronuncia. Fu un sacerdote che desidero ardentemente di dedicarsi alle missioni e fino alla fine attese il giorno della partenza, ma che non parti mai perché la sua salute era fragilissima.

Fu un sacerdote che aveva uno spirito ecumenico cosi grande ad offrirsi vittima al Signore, con donazione quotidiana, perché si ricostituisse la piena unita fra la Chiesa Latina e quelle Orientali ancora separate, e si rifacesse "un solo gregge sotto un solo pastore" (cf. Gv 10, 16); ma che visse la sua vocazione ecumenica in un modo del tutto nascosto. Piangendo confidava: "Saro missionario qui, nell'ubbidienza e nell'esercizio del mio ministero". E ancora: "Ogni anima che chiede il mio ministero sara frattanto il mio Oriente".

A San Leopoldo che cosa resto? A chi e a che cosa servi la sua vita? Gli restarono i fratelli e le sorelle che avevano perduto Dio, l'amore, la speranza. Poveri esseri umani che avevano bisogno di Dio lo invocavano implorando il suo perdono, la sua consolazione, la sua pace, la sua serenita. A questi "poveri" san Leopoldo dono la vita, per loro offri i suoi dolori e la sua preghiera; ma soprattutto con loro celebro il sacramento della Riconciliazione.

Qui egli visse il suo carisma. Qui si espressero in grado eroico le sue virtu. Egli celebro il sacramento della Riconciliazione, svolgendo il suo ministero come all'ombra di Cristo crocifisso. Il suo sguardo era fisso al Crocifisso, che pendeva sull'inginocchiatoio del penitente. Il Crocifisso era sempre il protagonista. "E lui che perdona, e lui che assolve!". Lui, il Pastore del gregge . . .

San Leopoldo immergeva il suo ministero nella preghiera e nella contemplazione. Fu un confessore dalla continua preghiera, un confessore che viveva abitualmente assorto in Dio, in un'atmosfera soprannaturale.

5. La prima lettura dell'odierna Liturgia ci ricorda la preghiera di intercessione di Mose nel corso del combattimento, che Israele condusse contro Amalek. Quando le mani di Mose erano alzate, la bilancia della vittoria pendeva dalla parte del suo popolo, quando le mani cadevano per la fatica, prevaleva Amalek.

La Chiesa, mettendo oggi dinanzi a noi la figura del suo umile servo san Leopoldo, che fu una guida per tante anime, vuole anche additare queste mani che si alzano verso l'alto nel corso delle diverse lotte dell'uomo e del Popolo di Dio. Esse si alzano nella preghiera. E si alzano nell'atto dell' assoluzione dei peccati, che raggiunge sempre quell'Amore che e Dio: quell' amore che una volta per sempre si e rivelato a noi nel Cristo crocifisso e risorto. "Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con  Dio" (2 Cor 5, 20).

Che cosa ci dicono, cari fratelli, queste mani di Mose alzate nella preghiera? Che cosa ci dicono le mani di san Leopoldo, umile servo del confessionale? Esse ci dicono che la Chiesa non si puo stancare mai nel dare testimonianza a Dio che e amore! Essa non si puo mai scoraggiare e stancare per le contrarieta, dal momento che il culmine di questa testimonianza si alza irremovibilmente, nella Croce di Gesu Cristo, sopra l'intera storia dell'uomo e del mondo.

Pure sopra la nostra difficile epoca in cui l'uomo sembra essere minacciato non soltanto dall'autodistruzione e dalla morte nucleare, ma anche dalla morte spirituale. Infatti come deve vivere lo spirito dell'uomo se "non crede all'amore" (cf. 1 Gv 4, 16)? Come si puo sviluppare nel mondo l'opera
della molteplice riconciliazione se - oltre la giustizia e il dialogo - non si sprigiona quella forza massima che e l'amore sociale? E l'amore, e da Dio!

6. Venerati e amati fratelli nell'episcopato e nel sacerdozio, miei fratelli e sorelle nella grazia della chiamata alla fede mediante il Battesimo, voi tutti che partecipate all'odierna Eucaristia!

Ringrazio il cardinale Decano del Sacro Collegio e il Rappresentante del Sinodo dei Vescovi per le parole che hanno indirizzato a me all'inizio di questa Celebrazione. Nel giorno in cui ricorre il quinto anniversario della mia chiamata a svolgere il servizio di Pietro in Roma, nell'anno in cui si compiono 25 anni dalla mia consacrazione episcopale, mi e particolarmente cara e preziosa questa vostra comune preghiera; questa comune Eucaristia.

Infatti tutti noi - e il Vescovo di Roma in particolare - dobbiamo perseverare con le mani alzate verso Dio nonostante tutta la nostra umana debolezza e indegnita. Non possiamo stancarci e scoraggiarci.

Tra le esperienze del nostro tempo, tra le minacce che incombono sulla grande famiglia umana, tra le lotte dei popoli e delle Nazioni, tra le sofferenze di tanti cuori e di tante coscienze umane, non possiamo mancare di dare la testimonianza: "Dio e amore . . . l'amore e da Dio ... noi abbiamo creduto all'amore".

Amen.

 

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